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04 mag A Venezia senza sensi di colpa con Chicco Cerea***

Ricordate chi sognavate di diventare da piccoli? Io una sirena, un ibrido tra donna e pesce che mi affascinava come non mai, mentre passavo ore a mollo nel mare sperando che mi spuntasse la coda o almeno le branchie visto che non sognavo altro che immergermi sotto le onde, per esplorare i più profondi abissi. Crescendo ho scoperto che in realtà si tratta di una figura mitologica ambigua, affascinante e pericolosa, capace di uccidere ingannando gli uomini. Non ha però mai smesso di stregarmi la doppia natura e – ogni volta che metto piede a Venezia – sento che questa città a suo modo sia una sirena incantatrice, dalla bellezza seducente quanto temibile.

Venezia filtra come un raggio di sole tra i canali bui con un gioco tutto suo di chiari e scuri. Un continuo contrasto che ha caratterizzato la mia toccata e fuga in laguna, un momento veloce ed intentissimo fin dalla sua ambientazione, la Palazzina G che mi colpisce subito come una naiade con il contrasto perfetto tra passato e presente, luci ed ambienti: una hall scura ed accogliente, dove risaltano con elganza i richiami in bianco e nero delle creature di Fornasetti, corridoi tenebrosi e sovrannaturali, quasi lynchiani, camere silenziose, luminose, riservate e piene di specchi ridisegnate con maestria da Philippe Starck . Continuo a dirmi: se solo queste pareti potessero parlare, chissà quanti andeddoti antichi e moderni potrebbero mormorare alle nostre orecchie..

Soggiornare in questo luogo è un privilegio e mi sento una principessina dentro queste mura piene di storia e storie e questa volta vi racconto quella di una cena intitolata Senza sensi di colpa, un tema caro assai il senza per chi deve nutrirsi rinunciando a qualcosa, ma qui non si rinuncia al piacere!

Maestro di cerimonie è il pluridecorato chef Chicco Cerea, figlio d’arte e protagonista dell’Olimpo dell’alta cucina dal 2009, quando la prestigiosa guida Michelin gli ha conferito (insieme al fratello Bobo) la terza stella come massimo riconoscimento di un talento unico. Si presenta sereno, sorridente, pimpante e gentilissimo, sempre pronto a rispondere alle domande più impensate: l’occasione è ibrida, ovvero una cena tematica e uno showcoocking, dove il menù è completamente incentrato sui sensi di colpa che secondo lui “Nell’ambito culinario sono segno di goduria e godimento, ben vengano!”.

Palazzina G 23-04-15 laure Jacquemin (138)E allora via alle danze con tante e deliziose amusebouche, che ti prendono per mano introducendo con grazia l’antipasto a base di shabu shabu di scampi freschissimi, un’antica tecnica di cottura giapponese dove i crostacei puliti vengono sbianchiti velocemente facendoli cullare nell’acqua salata ed acidulata, poi posati su una crema di pere ed accompagnati da una grandinata di agrumi.

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Shabu shabu di scampi con granita al lime

Si prosegue con un omaggio alla cucina veneta, ovvero un risotto ai fagioli borlotti abbinato al baccalà mantecato, un piatto apparentemente semplice, ma perfettamente bilanciato che gioca ancora una volta con i contrasti tra caldo e freddo, grazie ad una granita di erbe aromatiche, che lo rende ancor più morbido e croccante.

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Risotto ai fagioli borlotti con baccalà mantecato

Stordita da tanti sapori, consistenze e sensazioni mi lascio cullare dal puro piacere del cibo, lasciandomi tentare senza remore dalla cucina raffinatissima di Cerea. Certo, devo anche aggiungere che non solo stiamo raggiungendo la pace dei sensi con dei piatti privi di glutine semplicemente lascivi, ma che sono stati abbinati a cocktail a base di gin Bombay Shapphire, una nuova tendenza (quella di cenare abbinando cucina e mixologia) molto, molto pericolosa guidata con classe dal bartender Alex Frezza.

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Aggiungi un cocktail a cena

Prima di concludere ecco un’inedito shottino, pensato da Lavazza per dire la sua anche a metà pasto: un cocktail freschissimo e inaspettato realizzato con il caffè Kafa estratto a freddo, a cui si aggiungono una limonata all’amarena italiana, gin e ghiaccio tritato. La parte divertente è che lo crei con le tue mani, realizzando il tuo personale Cofeetail n° 10.

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Caffè Cold Brew e limonata all’amarena con Gin

Nonostante le porzioni siano decisamente abbondanti e generose, siamo tutti pronti per il secondo piatto, ovvero un il branzino cucinato alla mediterranea in giallo. Da dove verrà questo colore? Se anche voi siete innamorati dei datterini gialli come me vi siete già dati una risposta: dolce, sano e sostanzioso, dal gusto eccezionale e un contenuto di vitamine tre volte superiore agli altri pomodori. Abbinato al pesce (semplicemente scottato e poi dorato in forno), ad un trito di capperi ed olive essicate, alla spuma di patate allo zafferano ed alla granita alle erbe è una vera tavolozza di sapori.

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Branzino alla mediterranea in giallo

Siamo tutti sazi e felici, storditi dalla maestria della cucina di Chicco Cerea. Le più coraggiose si levano i tacchi (che poi ho scoperto essere un gesto di liberazione tipico alla Palazzina G, durante i privatissimi party della Biennale) mentre lasciamo che un tripudio di dolci – evviva i macaron, piccoli peccati privi di glutine – ci tenti fino alla fine, come i deliziosi moretti ricoperti di cioccolato abbinati al caramello salato. Posso solo definirli in una parola: peccaminosi.

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Impossibile rinunciare ai dolci di Enrico Cerea

Chicco Cerea ci è riuscito: questo menù è stato capace di riassumere Venezia con i suoi contrasti, i suoi chiari e scuri e le sue dicotomie.

Per un attimo, solo qui ed ora Venezia è in perfetto equilibrio.

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Cin Cin!

Ringrazio di cuore Beatrice Pazi, Ursula Beretta, Valentina Riva e Simona Veronesi, vere e proprie sirene come me…

Tutte le foto dell’evento sono di Laure Jacquemin.

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