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12 apr Cuciniamo assieme?

Adoro lavorare come giornalista, ho sempre pensato fosse la professione perfetta per me che amo leggere e scrivere, documentarmi, viaggiare, studiare ed allungare le antenne, alla ricerca di tendenze, idee e stimoli. Quando mi sono resa conto di avere la dote della scrittura un po’ mi sono scoraggiata, forse era meglio essere portata per i conti, i numeri, ma andare contro il mio essere sarebbe stato troppo doloroso, così mi sono buttata verso il lavoro giusto per me. Amavo la musica e per parecchi anni il mio fortunatissimo lavoro è stato andare ai concerti, recensire dischi, lavorare in radio e intervistare rockstar. Ho toccato l’olimpo con un dito, ho conosciuto di persona molti dei miei idoli che prima occhieggiavano dai poster sulle pareti di casa, mi sono guadagnata la fiducia di giornalisti che consideravo quasi sacri e mi sono fatta strada a gomiti a punta, in un ambiente tra i più maschilisti al mondo. Questi i commenti che più di una volta ho sentito alle mie spalle: Ma come, una donna che si occupa di rock estremo? Ma perché non scrive di musica classica? Massì vedrai, si scoperà mezza redazione, ma no, guarda è lesbica. E così via..

Ho sempre dovuto dimostrare il doppio ai colleghi maschi per essere al loro livello, ho addirittura dovuto imparare a capire cosa fosse un rigore per poter mantenere una conversazione calcistica per evitare di essere tagliata fuori dai loro discorsi, ho faticato e lavorato sodo e sono arrivata a conquistare spazio su La Repubblica, Radio Popolare Network e poi Radio Montecarlo. Ero giovane e tosta, appassionata come non mai e proprio in quel periodo ho conosciuto Alba Solaro, che è stata il mio referente per il portale Kataweb e poi presso la magnifica redazione di Marie Claire, un rifugio per la cultura dove tante volte sono stata portata in una stanza piena di libri e sono quasi svenuta di fronte all’invito di prendere quello che volevo. Io, io che i libri ancora li compro e li comprerò sempre, anche se ora sono quasi tutti ricettari o storie di cucina.

Tornando ad Alba – come con altre colleghe toste provenienti dalla stessa gavetta rock – è nata un’amicizia intensa, sana, fatta di sentimenti veri e lontana dalle opportunità legate a Marie Claire. Pochi giorni fa scopro che è stata licenziata in tronco. E’ proprio stata soppressa la sua carica, insomma secondo l’editore visti i tempi duri e la legge che lo permette si può rinunciare alla sua figura, nonostante i brindisi natalizi fatti di festeggiamenti e previsioni rosee per Hearst. Lo stesso successe quest’estate con Wired, altra meravigliosa redazione con cui i rapporti di stima si sprecano: chiusa nel giro di poche ore in maniera meschina, durante le ferie, nel silenzio dell’agosto milanese. Messaggi arroganti da parte di editori americani che guardano solo ai conti, che riguarda tutte le redazioni, specialmente quelle intoccabili senza comprendere che le riviste senza anima saranno costrette a chiudere ancora prima del previsto, senza portare rispetto ai lettori ai quali fino a pochi mesi prima era stato venduto un abbonamento farsa. Stessa cosa in RCS dove il bellissimo progetto Leifoodie e Leiweb sono stati disintegrati. Però c’è un però, che qui fa la differenza. La redazione di Marie Claire ha tenuto duro e sta tentando di difendere con le unghie la professionalità di Alba e per questo motivo, per dare eco il più possibile a tutti loro che ho deciso di parlarne in un blog che dovrebbe occuparsi di cucina, ma questa situazione riguarda anche me e per forza di cose anche Agglutinata. Certo, io che sono una freelance dovrei occuparmi dei miei di problemi e non di quelli dei giornalisti privilegiati, però se passasse questo pensiero la solidarietà non avrebbe più senso e la mia umanità annegherebbe per sempre. Il mio tifo va ad Alba che mi ha detto chiaramente che non vuole essere la martire dalla situazione, ma il legame forte e vero con tutta la redazione è tangibile e meraviglioso, in questa situazione di sofferenza è stato un timido raggio di sole che mi ha scaldata e spinta a fare il passo successivo.

Che fare allora? Sono sempre stata una mutante. Da una parte perché la vita da freelance in Italia ti impone di tenere moltissime porte aperte per poter sopravvivere. Dall’altra sono io curiosa di natura e assetata di esperienze, spinta sempre a passare da una sfida all’altra e visto che non posso permettermi di finire sotto queste macerie dell’editoria da qualche anno mi sono specializzata per affrontare un nuovo corso. Mi sono diplomata cuoca ad una scuola alberghiera serale e continuo ad aggiornarmi in ogni aspetto del favoloso mondo dell’enogastronomia, sperimentando ricette sane, gustose e preziose. Questo 2016 mi vedrà impegnata in un nuovo ruolo: come docente (questa volta di cucina) e come personal chef. Insomma dalla cucina redazionale ora si passa alla cucina reale.

Volete che vi insegni come curare una cucina a prova di glutine, o che vi insegni come realizzare piatti gustosi solo apparentemente difficili? Io ci sono e mi auguro possa presto diventare una nuova professione per me, magari non scriverò più articoli ma ricette. Ne sarei felice lo stesso.

Per maggiori informazioni ecco la pagina dedicata. E Buon Anno a noi: il successo di questo 2016 dipende da quanto saremo uniti, determinati e felici.

Forza Alba, sarà un successo.

 

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