Halawa

10 mag Halva all’acqua di rose, spirulina e pistacchi

“Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco.”
(Josef Koudelka)

Desideravo da tempo avvicinarmi al golfo Persico e quando mi hanno invitata a partecipare al Qatar Food Festival ho fatto i salti di gioia per la bellissima opportuintà, nonostante al rientro mi sia portata un antipatico ‘souvenir’ da viaggiatrice, ma poco importa: per la prima volta mi sono avvicinata alla  cultura araba, pur consapevole di trovarmi a Doha, una città cosmopolita povera di storia locale, ma ricca influenze culinarie dal Subcontinente, dell’Iran, dell’Oriente e del Nord Africa.  

I local – praticamente meno del 30% della popolazione, quasi tutta fatta di expat provenienti da ogni angolo del mondo – li riconosci subito dall’abbigliamento: gli uomini in thobe bianco sgargiante, una lunga tunica in cotone che si completa con il copricapo guthra adornato dal cordone nero dalgaal (in origine una briglia per cammelli) con due lunge code che ricadono sulla schiena. Le donne in contrasto indossano l’abaya, una tunica nera lunga fino alle caviglie, dove spuntano acuminati tacchi a spillo come comode sneaker. A volte hanno il volto scoperto, a volte sbucano solo quegli occhi meravigliosi, dallo sguardo fiero ed orgoglioso. Nessuno qui si preoccupa del mio abbigliamento ed in effetti solo tramite i viaggi possiamo sapere dove c’è qualcosa che ci appartiene oppure no, dove siamo amati e dove siamo rifiutati. Qui mi sono sempre sentita tranquilla, nonostante il mio hotel fosse esattamente in mezzo alla sede di Al Jazeera e il Qtar stock excange. Tutti sono molto gentili e felici di mostrarmi le proprie prelibatezze tipiche, proprio quelle che sfamavano i poveri pescatori di perle prima della scoperta dell’Oro nero. L’aspetto che più mi ha colpita del Festival è stato il lato salutista: nei cooking show si sono alternati la reginetta delle tv americane Martha Steward come il local Ghanim Al-Sulaiti, entrambi hanno spiegato i benefici dell’utilizzo dell’estrattore in cucina e lei ha giustamente sentenziato: “Bevi subito il succo, quello che hai fatto ieri era per ieri, mai metterlo nel frigorifero per berlo più tardi”, mentre lui si è concentrato sulle virtù del Kale che sì, qui si trova anche fresco, ma qui si importa tutto ed ho potuto assaggiare nei vari stand mangostano, papaya, fichi, frutti di bosco, latte di cocco e altre prelibatezze provenienti da ogni angolo del mondo.

Esiste una cultura del cibo locale? Qualche piatto tipico c’è come il machboos, stufato di pesce o di carne di montone accompagnato da riso particolarmente speziato e servito con yogurt per mitigarne il piccante, il ghuzi, agnello arrostito su un letto di riso e frutta a guscio, oppure la pecora o la capra ripiene bollite. Non potete immaginare l’estasi di gustare i qatariota, deliziosi datteri locali giganti imparagonabili a quelli che si trovano in Europa che lasciano in bocca un sapore che mi ha ricordato moltissimo le caramelle mou. Vengono offerti con un te profumato in una tazzina di porcellana, sono certa che sia aromatizzato al cardamomo, è molto particolare e disseta tantissimo, aspetto da non poco in queste terre.

Halawa_rosa

Tornano ai dolci: ci sono moltissime prelibatezze soffici e deliziose come l’halwa o halva e l’Umm Ali, una sorta di budino di pane dalle origini egizie. Mi ha colpita la consistenza dell’halva: praticamente si scioglie in bocca grazie alla consistenza della crema di sesamo ed ho scoperto che si tratta di un dolce delizioso senza glutine popolare in India, Pakistan, Persia, nei Balcani e nel Mediterraneo orientale. Come non riproporlo appena tornata a casa?

Ho approfittato delle deliziose roselline edibili provenienti dal Marocco comprate al Souq Waqif, dei pistacchi americani che mi hanno regalato ad Identità Golose, un’ottima fonte vegana di Proteine, Potassio, Vitamine B1 e B6 (che contribuiscono positivamente al metabolismo energetico) e riducono la fatica e sono ricchi di Manganese, che aiuta a proteggere le cellule dallo stress ossidativo. E visto che il mio fisico è decisamente stressato dal virus che mi ha accompagnata dal Qatar ho aggiunto anche un pochino di polvere di alga Spirulina, per dare un tocco di verde all’impasto e ancora più energia – è ricca di Omega 3 oltre che di Omega 6 e 9.

La ricetta? E’ di una semplicità disarmante: niente paura!!

Halva all’acqua di rose e pistacchi

Ingredienti:

– 100 gr tahina

– 70 gr zucchero

– 60 ml di acqua

– 4 gocce di acqua di rose

– 1 cucchiaino di succo di limone

– un pizzico di polvere di alga Spirulina

– qb pistacchi sgusciati passati al mortaio

Procedimento:

– Preparare velocemente uno sciroppo con zucchero, acqua, acqua acqua di rose e succo di limone, farlo restringere senza lasciarlo caramellare

– Far raffreddare, mescolare alla polvere di Spirulina e poi aggiungerlo alla tahina mescolando velocemente (sarà un po’ appiccicoso, è normale) aggiungendo i pistacchi frantumati. Decorare con una rosellina al centro.

– Mettere il composto in piccoli stampini di silicone e lasciare in frigo per un giorno

– Togliere dagli stampini ed offrire agli amici in piccole quantità perché sono molto molto calorici, decorate con polvere di pistacchi o polvere di lampone per creare contrasto con il colore verde.

 

 

 

 

 

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