Joan Roca foto di Ailén Gamberoni

08 mag Quando si avverano i desideri

Nel 1984 per me era normale guardare più del dovuto la televisione. Dopo la scuola c’era la pausa compiti  a base di cartoni animati, finito il break la nonna mi buttava fuori all’aperto dove correvo a giocare, per poi rientrare a casa per le ultime dosi di tubo catodico con lo stacco del telegiornale, la cena e una mezz’oretta di tv, prima di andare a nanna in compagnia con un bel libro. Mi ricordo vagamente di un programma intitolato La luna del pozzo. Il quiz metteva in palio come premio la possibilità di realizzare un sogno: in caso di vittoria veniva avverato il desiderio del concorrente, ripreso dalle telecamere diventando protagonista della trasmissione.

Avevo dieci anni e mi ricordo benissimo di chi aveva vinto la possibilità di poter fare shopping senza badare a spese tutto solo in un grande centro commerciale, felice come non mai di arraffare qualsiasi cosa, libero di invadere lo spazio in totale anarchia. Questo ricordo deve avermi proprio affascinata, perché l’idea di potermi godere in santa pace uno spazio normalmente gremito di persone come un museo, una boutique o il backstage di un concerto mi appaga immensamente. E devo dire che il mio lavoro – di organizzatrice di eventi e di giornalista – mi ha permesso molto spesso di poter accedere ad aree riservate, di vivermi a pieno la vita da dietro le quinte. Certo non mi sarei aspettata di poterlo fare di nuovo. E contemporaneamente di conoscere ed intervistare uno dei miti viventi della cucina contemporanea mondiale.

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Mi è accaduto a Eindhoven, una città olandese di cui mi sono perdutamente innamorata per una lunga serie di motivi, nella sede locale della catena di self-service all’ingrosso Hanos (diciamo l’equivalente della nostra Metro, ma a livelli immensamente più alti sul fronte della qualità e della vastità dell’offerta) è la mia luna nel pozzo, un posto dove dovete portarmi via con la forza. Non solo ho trovato una miriade di prodotti freschissimi proveniente da ogni angolo del mondo, germogli di ogni genere e gusto, spezie da capogiro, prelibatezze gourmet come aglio nero, barbabietola in polvere, la cañihua peruviana e prodotti per sperimentare con la cucina molecolare e una vastissima scelta di tra i miei favoriti nell’ambito del senza glutine. Grazie ad un veloce passaparola tra amici vengo invitata  seguire un workshop di Joan Rocha organizzato nel loro teatro per il lancio del progetto multimediale FoodXperience. Ora, per chi non mastica di cucina gourmet dire Joan Roca è come dire guarda viene Bruce Springsteen a suonare unplugged nella mia cameretta, ti interessa? Chiedo per sicurezza se ho capito bene e sì, ho capito bene.

Ovviamente sì, ovviamente sì, ma che domande! Compro il giorno stesso un volo di andata e ritorno in velocità, quando il mio istinto da giornalista mi spinge a fare una richiesta, come se non fosse già abbastanza partecipare: ma non è che lo posso intervistare? Insomma è lo chef del ristorante El Celler de Can Roca, considerato come il migliore al mondo, a chi non interesserebbe farlo? Che dire provo. La risposta è sì, ma vieni prima così lo puoi incontrare con calma…(!)

Ecco la mia scorsa domenica è stata proprio così: magazzino chiuso al pubblico, io libera di girare in ogni angolo, fotografare e memorizzare ogni prodotto, di metterlo il posa a favore dell’obiettivo e di scoprire e studiare con calma, aspettando l’arrivo dello chef. E per concludere al meglio la mia giornata dei desideri devo anche ammettere che l’intervista è stata – diciamo così – speciale e che Joan Roca è una persona di una gentilezza ed un’umiltà profonda, sincera, magnetica. Niente boria da superchef, niente arroganza da star arrivata, ma una persona curiosa di conoscermi, di condividere sogni ed esperienze, di parlare con profondità dei problemi etici legati alla cucina mondiale e del suo ruolo chiave all’interno dell’ONU, nominato assieme ai suoi fratelli Jordi e Joseph NDP Goodwill Ambassadors. Ora non posso dire di più perché l’intervista non è ancora stata pubblicata, ma condivido con voi parte del dietro le quinte e le meravigliose ricette – quasi tutte a prova di allergia, sottolineo – che lo chef ha presentato il giorno successivo ai partecipanti, curando un workshop fatto di sapori, odori, colori e sensazioni magiche.

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Scusate se sono stata davvero logorroica, ma quando si realizzano i sogni si torna per un attimo bambini con gli occhi lucidi e ci si culla dentro un’emozione primordiale, che mi ha fatto scrivere a raffica nel tentativo di condividere con voi lettori tanta gioia. Perché anche l’alta cucina è per tutti e anche ai fornelli si può combattere per un mondo migliore..

PS ovviamente ho fatto scorta di prodotti interessantissimi da Hanos, e sto già sperimentando una ricetta a base di cañihua (la cuginetta della quinoa), paprika affumicata jalapeño e l’olio di oliva affumicato Arbequina Ahumado

NB grazie, ma grazie di cuore a Erik van Gerven, Charles Nix e Wim Winkel per la bellissima avventura: mi fate venire voglia di trasferirmi oggi nella vostra meravigliosa Eindhoven!!

 

 

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